Edizione Limitata - Festa della Mamma 2019 | SIBANIA | Manifattura Porcellana Vicentina

Edizione Limitata – Festa della Mamma 2019

Prossimi appuntamenti: HOMI ed AMBIENTE
10 gennaio 2019

 

La Festa della Mamma si avvicina, e quest’anno per celebrarla abbiamo pensato di fare una sorpresa a tutti coloro che ci seguono con affetto sul nostro sito o sui nostri profili social.

 

Una sorpresa, per essere degna di tale nome, deve nascere da un’idea speciale con l’intento di creare gioia e stupore. La scelta è stata dunque quella di creare un evento esclusivo per noi e per voi: un’edizione limitata. Limitata nel numero e nel tempo: solo 100 copie e solo fino al 12 maggio, il giorno della festa della mamma.

Così un po’ per gioco, un po’ per curiosità, abbiamo iniziato ad immaginare una nuova figura. Oggi vi raccontiamo come è nata…

 

 

Conoscevamo già il suo carattere: sarebbe stata dolce e semplice, avrebbe avuto negli occhi un calore che si sarebbe sparso attorno a lei come quello del sole durante le prime giornate di primavera. Sarebbe stata elegante ma non altezzosa, decisamente femminile, e quindi in rosa, ma non un rosa scontato. Avrebbe avuto lo sguardo assorto di una mamma che ninna il suo piccolo, mentre dalle finestre socchiuse un brezza leggera gonfia le tende sottili, lasciando entrare appena un raggio di sole mattutino. Sarebbe stata come una musica non di maestoso pianoforte, né di raffinato violino, e nemmeno di arpa avvolgente, ma di flauto gentile, soave e lieve, fluttuante nell’aria fresca.

Tutto questo sarebbe stata. Ora dovevamo trovarne la forma.

 

Abbiamo scelto con attenzione i colori, morbidi e caldi, ma non stucchevoli: un rosa tenue in tinta unita su una stampa sottile dalle tonalità del tortora. Perfetto.

Poi abbiamo iniziato a modellare il corpo: la posizione delle gambe, la postura del busto, l’apertura delle braccia e il gesto delle mani. Una scarpina delicata, da abbinare al rosa dell’abito, le gambe stese in avanti, leggermente accavallate, il busto di tre quarti per mettere in risalto il volto appena inclinato sulla spalla, e le braccia un po’ piegate, morbide e avvolgenti, pronte a ricevere o a condividere un delicato mazzolino di fiori.

L’abito invece doveva essere particolare, per evidenziare l’eccezionalità di questa nuova figura. Abbiamo così iniziato a sperimentare con le sfoglie, modellando i panneggi come sempre facciamo, curando ogni piega, ogni risvolto, ma niente ci soddisfaceva completamente. Tutte le nostre ragazze e le nostre bimbe hanno qualcosa di eccezionale, ma questa volta dovevamo creare qualcosa che nessun’altra aveva.

Ed ecco emergere emergere un’idea: cerchiamo sempre di dare morbidezza ai nostri abiti, come se stessimo lavorando in sartoria con dei tessuti veri, ma perché per questa volta non potevamo sperimentare qualcosa di diverso? La modellazione di questo vestito sarebbe stata allora lineare e pulita, quasi geometrica, come una gonna di broccato ripiegato su se stesso!

Restava da capire come ottenere questo risultato… Modellando gli abiti direttamente sulle figure questo era impossibile, avremmo sicuramente dovuto fare molti aggiustamenti che avrebbero inesorabilmente rovinato la linea. Quindi abbiamo ritagliato il modello del vestito e su questo, a parte, creato le geometrie, per poi applicarlo in un secondo momento sulla figura… et voilà: un panneggio regolare che sui bordi definisce una sorta di greca, pieghe ripiegate su se stesse a creare delle linee pulite e semplici, che slanciano la figura senza appesantire la stampa. L’ultimo dettaglio prevedeva una giacca in tinta unita, lunga e morbida (questa sì), per addolcire la rigidità dell’abito.

Restava l’acconciatura, che doveva risultare semplice e naturale, e fare da cornice al viso. I capelli sarebbero allora rimasti sciolti, magari portati di lato, su una spalla, senza fiocchi né nastri.

La figura ormai completa chiedeva a gran voce un tocco finale (ebbene sì, quando creiamo nuovi modelli questi ci parlano, continuamente). Ecco dunque l’ultimo dettaglio: un mazzo di fiori, e non fiori qualsiasi, bensì tre calle bianche, candide e pure. Non per niente, il nome deriva dal greco “kalos”, bello, e le calle sono da sempre considerate simbolo di bellezza, semplicità e purezza.

La modellazione era finita, ed era arrivato il momento più critico: il gran fuoco, il forno in cui avviene la trasformazione quasi magica dell’umile argilla in fine porcellana. Superata anche questa prova, la nuova figura era pronta per essere dipinta.

 

Il colore degli occhi non poteva che essere verde, il verde di un pomeriggio di maggio, con il primo sole caldo che filtra attraverso le gemme ancora tenere degli alberi, esattamente quel verde. E poi i capelli sicuramente sarebbero stati di un castano dorato, riflesso in quello stesso pomeriggio di maggio.

I bordi del vestito ci sono piaciuti bordeaux invece, per spezzare l’omogeneità della stampa tortora, mentre sulla giacca sarebbero stati color rosa antico, leggermente più scuri della tinta unita, ed esattamente del colore delle ballerine che indossava ai piedi.

E le calle, naturalmente, bianche.

Ed eccola, quindi, pronta per il terzo fuoco, il forno che cuoce il colore.

 

La nuova figura era finita. Ora bisognava solo scoprirne il nome.

L’abbiamo guardata a lungo: la conoscevamo già, nella nostra immaginazione, ma vederla finita è una questione completamente diversa.È rimasta con noi, senza nome, per due giorni. Chi le passava accanto la guardava e la ascoltava, senza coglierne del tutto i suggerimenti. Da subito abbiamo intuito che il nome iniziava con la lettera M, ma così tanti nomi iniziano con questa lettera! Poi è diventato chiaro che era un nome semplice, non comune, ma molto semplice. Infine, una sera ci siamo arrivati: sei lettere, tre sillabe.

Semplice, pulito, morbido e gentile: Milena.

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