Il Nostro Lavoro - Bambole SIBANIA | Manifattura Porcellana Vicentina

Cosa facciamo

La tradizione è un sapere delle mani che non può essere scritto nei libri ma passa di mano in mano.

Come un pittore sa che il pennello intinto nella giusta quantità di colore e tenuto sul pezzo nel giusto modo e nella giusta inclinazione dà un certo effetto, così un violinista tiene l’archetto dosando esattamente inclinazione, peso e forza con qualcosa che sta dentro, per ottenere un certo suono, quello e non un altro, che ha una precisa rispondenza in chi ascolta.

Vi sono molti modi per presentare un prodotto e il lavoro che sta dietro ad esso o per mostrare il valore che possiede.

Fra tutti, crediamo che la cosa migliore sia quella di raccontare il più semplicemente possibile il cammino che abbiamo percorso e che quotidianamente percorriamo per giungere a fare quello che facciamo, con tutte le aspettative e le difficoltà, le sconfitte ed i successi che questo cammino comporta.

Il Modello

Alla base del nostro lavoro c’è il modello, la scultura. Essa viene realizzata a partire da un blocco di argilla che viene modellato fino a ottenere quel volto, quell’espressione o quella posizione delle mani, quella forma di busto.

Lo Stampo

Da ogni nuovo modello si ricava uno stampo, versando direttamente su di esso del gesso miscelato con acqua in un giusto dosaggio. Ogni bambola è composta da più stampi ed ogni stampo a sua volta è composto da più tasselli.

La Foggiatura

La porcellana è una miscela di caolino, feldspato e quarzo attentamente selezionati e miscelati in acqua fino ad ottenere un fluido denso, il “colaggio”. Questo viene versato nello stampo dove, per della proprietà di assorbimento tipica del gesso, comincia a perdere acqua, solidificandosi. Raggiunto lo spessore desiderato si svuota la parte rimasta liquida e dopo un po’ il pezzo può essere estratto.

Rifinitura e Montaggio

Tolti dagli stampi i pezzi devono essere “sbavati” e “rinfrescati” perché nelle fasi descritte sopra subiscono sempre danneggiamenti dovuti alla manipolazione o all’usura degli stampi. Inoltre vengono intagliati e levigati tutti quei dettagli che permetteranno alla fine di poter assemblare la bambola, come i fori per far passare l’elastico.

Il Forno a gran fuoco

Ogni pezzo viene fatto seccare e viene ulteriormente rifinito a secco per togliere possibili difetti affiorati in questa fase. Durante la cottura a quasi 1300 °C, l’impasto di porcellana arriva vicino al proprio punto di fusione, per questa ragione il passaggio in forno è sempre il momento più critico, che fa emergere qualunque eventuale imperfezione, per quanto invisibile sul crudo.

La pittura e il forno del terzo fuoco

Dopo la cottura a gran fuoco, il biscuit viene pulito e talvolta levigato per poter essere dipinto. Secondo la tecnica di Capodimonte, così come è stata tramandata di bottega in bottega, la decorazione si fa con un’amalgama di colore, olio ed essenza di lavanda. Il colore viene sfumato con pennelli appositi o tamponato con una spugna. Infine c’è la cottura del colore, o “terzo fuoco”, che noi, usando colori esenti da piombo, facciamo a 980 °C. Una volta usciti dal forno del “terzo fuoco”, i pezzi vengono controllati minuziosamente un’ultima volta e sistemati per poter essere spediti. 

Il Modello

Alla base del nostro lavoro c’è il modello, la scultura. Essa viene realizzata a partire da un blocco di argilla che viene modellato fino a ottenere quel volto, quell’espressione o quella posizione delle mani, quella forma di busto.

Lo Stampo

Da ogni nuovo modello si ricava uno stampo, versando direttamente su di esso del gesso miscelato con acqua in un giusto dosaggio. Ogni bambola è composta da più stampi ed ogni stampo a sua volta è composto da più tasselli.

La Foggiatura

La porcellana è una miscela di caolino, feldspato e quarzo attentamente selezionati e miscelati in acqua fino ad ottenere un fluido denso, il “colaggio”. Questo viene versato nello stampo dove, per della proprietà di assorbimento tipica del gesso, comincia a perdere acqua, solidificandosi. Raggiunto lo spessore desiderato si svuota la parte rimasta liquida e dopo un po’ il pezzo può essere estratto.

Rifinitura e Montaggio

Tolti dagli stampi i pezzi devono essere “sbavati” e “rinfrescati” perché nelle fasi descritte sopra subiscono sempre danneggiamenti dovuti alla manipolazione o all’usura degli stampi. Inoltre vengono intagliati e levigati tutti quei dettagli che permetteranno alla fine di poter assemblare la bambola, come i fori per far passare l’elastico.

Il Forno a gran fuoco

Ogni pezzo viene fatto seccare e viene ulteriormente rifinito a secco per togliere possibili difetti affiorati in questa fase. Durante la cottura a quasi 1300 °C, l’impasto di porcellana arriva vicino al proprio punto di fusione, per questa ragione il passaggio in forno è sempre il momento più critico, che fa emergere qualunque eventuale imperfezione, per quanto invisibile sul crudo.

La pittura e il forno del terzo fuoco

Dopo la cottura a gran fuoco, il biscuit viene pulito e talvolta levigato per poter essere dipinto. Secondo la tecnica di Capodimonte, così come è stata tramandata di bottega in bottega, la decorazione si fa con un’amalgama di colore, olio ed essenza di lavanda. Il colore viene sfumato con pennelli appositi o tamponato con una spugna. Infine c’è la cottura del colore, o “terzo fuoco”, che noi, usando colori esenti da piombo, facciamo a 980 °C. Una volta usciti dal forno del “terzo fuoco”, i pezzi vengono controllati minuziosamente un’ultima volta e sistemati per poter essere spediti.

La porcellana è l’oro bianco che Marco Polo portò in Occidente dal Catai.

Per molti secoli, nei laboratori degli alchimisti europei, si cercò il segreto del suo candore e della sua trasparenza. Fu infine l’alchimista Johann Friederik Böttger, del quale si diceva avesse scoperto la pietra filosofale, a trovare, nel 1709, il segreto di questa altra pietra.
  • Terra
  • Acqua
  • Aria
  • Fuoco
: questi erano i quattro elementi mediante cui gli alchimisti si proponevano di produrre la pietra, il Lapis philosophorum che tramutava i metalli vili in oro.
  • Terra
  • Acqua
  • Aria
  • Fuoco
: sono i quattro elementi che portano alla creazione di quest’altro Lapis, che può ben essere definito oro bianco, per la purezza a cui in esso è trasmutata l’umile argilla.

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