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Che cos’è Sibania?
Per molti anni ci siamo sentiti rivolgere questa domanda. Che cos’è Sibania? Che cosa significa questo nome? Non potevamo rispondere: la parola in sè non esiste, non significa nulla: è solo il suono modulato da una voce.
Sibania nasce molti anni fa, dapprima riecheggiava nella memoria, forse da una parola ascoltata per caso e storpiata involontariamente, forse il nome di un paese lontano o un regno misterioso nelle favole dei vecchi, o chissà…
Per primo nasce il Nome. Poi il Nome genera la cosa.
E così la cosa crebbe, quasi inesorabile, come un bambino nel ventre della madre, non lo puoi fermare. Come un’isola che sorge dal mare con tutte le sue scogliere e le foreste e i voli degli uccelli, con tutti gli assestamenti tellurici che il suo emergere comporta.
All’inizio nessuno si accorge che c’è, poi qualche navigante fuori rotta comincia ad annotarla nelle sue carte, altri la cercano e non la trovano…


E intanto l’isola c’è.
Per molti anni Sibania ha prodotto la porcellana per le bambole dei migliori fabbricanti italiani, ma nessuno lo sapeva: era solo un passa parola fra gli addetti ai lavori. Qualcuno ogni tanto arrivava: chi trovava asilo, chi trovava l’isola inospitale, chi ci riprovava, chi diceva che là sono tutti matti. Così… Un poco per sorridere e un poco per davvero.
Così… gli anni passano e il Tempo leviga le scogliere, muta in sabbia la roccia più dura. Assesta gli equilibri o li sconvolge. Così… se un po’ banalmente abbiamo posto questa bella poesia di Gozzano a presentarci, è perché essa ci consente di rispondere alla domanda iniziale: che cos’è Sibania?
Sibania è l’isola che non c’era.
Così… un po’ per gioco e un po’ per davvero.
“La più bella”
Guido Gozzano
1913, su La Lettura del Corriere della Sera
I. Ma bella più di tutte l’Isola Non-Trovata:
quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino
il Re di Portogallo con firma sugellata
e bulla del Pontefice in gotico latino.
L’Infante fece vela pel regno favoloso,
vide le fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso
quell’isola cercando… Ma l’isola non c’era.
Invano le galee panciute a vele tonde,
le caravelle invano armarono la prora:
con pace del Pontefice l’isola si nasconde,
e Portogallo e Spagna la cercano tuttora.
II. L’isola esiste. Appare talora di lontano
tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero:
“…l’Isola Non-Trovata!” Il buon Canarïano
dal Picco alto di Teyde l’addita al forestiero.
La segnano le carte antiche dei corsari.
…Hifola da – trovarfi? …Hifola pellegrina?…
È l’isola fatata che scivola sui mari;
talora i naviganti la vedono vicina…
Radono con le prore quella beata riva:
tra fiori mai veduti svettano palme somme,
odora la divina foresta spessa e viva,
lacrima il cardamomo, trasudano le gomme…
S’annuncia col profumo, come una cortigiana,
l’Isola Non-Trovata… Ma, se il pilota avanza,
rapida si dilegua come parvenza vana,
si tinge dell’azzurro color di lontananza…
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